Rapporto Banca-Impresa: il controllo delle banche

Nonostante l’evoluzione del sistema bancario la banca è sempre vista dal cliente, nel migliore dei casi, come un soggetto che cura i nostri interessi, nel peggiore dei casi un approfittatore e, comunque la si consideri, un soggetto indispensabile per poter accedere al mondo del credito e dell’investimento e, quindi, qualcuno con cui avere a che fare anche se non ne avresti voglia.

Il rapporto con la propria banca è spesso di natura conflittuale. Nel contratto stipulato tra le parti, la banca offre i propri servizi – ed in particolare il proprio credito – a certe condizioni, prestabilite, che nella maggior parte dei casi devono esser accettate dall’azienda per poter ottenere il credito necessario. I termini del rapporto sono quindi dettati dalla banca, e l’azienda si adegua di conseguenza, essendo spesso in uno stato di necessità, nella posizione subalterna di doverne subire l’operato.

Questa posizione viene ulteriormente sfruttata nella continuazione del rapporto perché la banca ha la possibilità, in via unilaterale, di modificare le condizioni di partenza, lasciando alla controparte la possibilità di non accogliere la variazione attraverso l’esercizio di un teorico diritto di recesso che prevederebbe la chiusura dei rapporti, con la necessità di rientrare in tempi brevissimi del credito ricevuto: soluzione, in pratica, impossibile da applicare e che si traduce nel subire la variazione e proseguire il rapporto con un progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro.

L’ impresa si trova pertanto a rapportarsi con un sistema finanziario che è nato e si è evoluto per vendere servizi, denaro, prodotti, cioè fare il proprio business.

Il cliente che si deve rapportare con la controparte bancaria, deve pertanto affrontare almeno tre grandi problemi o, meglio, caratteristiche proprie della banca, con le inevitabili conseguenze che ne derivano:

- potere contrattuale,

- asimmetria informativa,

- conflitto di interessi.

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